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I compiti delle vacanze? Sì, perchè…

Le vacanze rappresentano per i bambini e i ragazzi un momento per viaggiare, divertirsi con la famiglia, rilassarsi e, potenzialmente, anche per fare i compiti.

È un dibattito che dura da anni e si ripresenta immutato con l’approssimarsi di ogni periodo festivo di chiusura delle scuole: il tempo dedicato allo studio può trovare posto durante le vacanze scolastiche?

Coloro che sostengono l’importanza dei compiti a casa hanno svolto le loro ricerche (non a caso). Due analisi di Cooper (Cooper, 1989a; Cooper, Robinson e Patall, 2006) hanno esaminato la relazione causale tra i compiti a casa e il rendimento degli studenti.

Hanno concluso che la quantità di compiti completati da uno studente coincide direttamente con le percentuali di successo. La loro ricerca ha inoltre scoperto che gli studenti a cui erano stati assegnati compiti a casa hanno ottenuto un punteggio superiore di 23 punti percentuali nei test rispetto agli studenti in una classe in cui i compiti a casa non erano stati assegnati.

Si scopre che l’apprendimento è molto simile all’esercizio fisico: è bello riposare, ma anche non vivere sul divano per intere settimane. La mancanza di esercizio rallenta i processi di apprendimento e favorisce la perdita dei progressi raggiunti.
Quindi le vacanze scolastiche rappresentano un momento di ripresa delle energie, di svago e di distrazione. E’ importante che una piccola parte di quel tempo debba essere “sacrificata” allo studio. L’impegno e il tempo da dedicare allo studio devono aumentare con l’età, infatti secondo la National Parent Teacher Association e la National Education Association: gli studenti dovrebbero eseguire circa 10 minuti di compiti per ordine e grado scolastico. Quindi, alla primaria dovrebbero studiare: 10 minuti in prima, 20 in seconda, 30 in terza e così via; in tal modo, il carico di studio sarebbe commisurato alla crescita intellettuale dei ragazzi.
Pertanto non confondiamo loro le idee, convincendoli che fare i compiti durante le vacanze è addirittura dannoso e procura sofferenze. Una giusta quantità non ha mai fatto male. John Dewey diceva che “l’educazione non serve solo a prepararsi alla vita, ma è la vita stessa”.

Redazione P.S.

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